questo blog è dedicato ad un libro che è un progetto. alle parole giuste, ad una linea d'ombra, alla necessità di aprire le case e cercarsi, come dice in queste pagine Emma Dante.
Lettera a Titti ed Emma sul libro “Intervista ad Emma Dante” di Titti De Simone. Di Vinci Fiore
Ho letto la storia di un ritorno. Anzi di due. Quello di due donne alla propria terra. E se questa terra è un’isola, allora parliamo di un ritorno senza scampo. E se questa terra è la Sicilia sei consapevole che stai tornando in un posto che ha il tempo che va all’indietro. Un paradosso. Ho letto questo libro in una notte, attaccata alla storia di due intellettuali siciliane che tornano nella loro città Palermo, per lavorare e restare. Partite e tornate per storie diverse, pur senza conoscersi si sono cercate, incontrate, hanno parlato: ne è venuto fuori un libro che ti fa dimenticare chi intervista chi perché ti parla del cuore di Palermo, di come ci si vive e si lavora, della gente che resiste e di quella che se ne va. Un racconto sociale di vite politiche che del restare ne fanno un’assunzione di responsabilità e un’azione di resistenza intellettuale. Vite che non temono la propria rabbia quando si tratta di usarla per prendere parola, per agire, per lavorare. Perché per loro, tutto è politico. A me fa bene questo libro. Mi fa bene questa politica. Perché il racconto del loro legame con la città di Palermo inizia con il capire che ci stai a fare in un posto così, che manda in malora, tratta male, insulta uccide la città e chi ci vive. Isolate, incomprese, ignorate, banalizzate , Titti ed Emma rispondono con voce forte, senza paura senza educazione altrettanto brutali, facendo nomi e cognomi, indicando responsabilità, elencando vizi e peccati. Felici di non doversi accontentare, non rivendicano l’integrazione e non cercano accettazione. Anzi, del loro isolamento ne fanno il luogo eletto per esprimere la loro intransigenza. Non avevo mai capito Palermo così bene. Non avevo mai capito quanto l’amore per una terra possa esprimersi anche a suon di ceffoni. Mi hanno scosso la coscienza quelle due. E leggendole, mi ritrovo con i pensieri in ordine. Col desidero di tornare ad avercela una coscienza, quella vera però, e di doverla ripensare come se lo facessi ora per la prima volta. Iniziando da domande irritantissime che avevo sistemato proprio in fondo e che questo libro è riuscito a scovare: cos’è la cultura? Emma risponde che la cultura è la persona, è una persona che si assume la responsabilità di cercare altri come lei. Una persona come Beatrice ad esempio. E questo per il semplice fatto che da soli non ce la si fa e che se vuoi resistere occorre cercarsi e aprire le case. Così semplice, così rivoluzionario. Ma soprattutto ho capito che da una politica fatta così, Palermo può ripartire e rilanciare un risveglio collettivo che risalga i suoi confini, perché se Titti si chiede se l’Italia abbia mai fatto bene alla Sicilia io mi chiedo se la Sicilia non possa far bene all’Italia. E se questo bene parte da due donne fatte di rabbia e impegno che scrivono un manifesto sull’arte della politica come l’arte del mettersi a nudo, allora il silenzio è rotto, la geografia non è un destino ed io esco, a canticchiar contenta “ rimango e resisto”. Chissà che non incontri qualcun altro che la pensa così.
cara vinci,le tue parole sono forti, importanti, profonde. esprimono tanto, e mi danno tanto senso. capita che quando scrivi, il senso risieda negli occhi e nelle orecchie di chi quella storia l'ha letta, non le tue. così è per me,ora che leggo ciò che tu senti e pensi e dici. grazie, perchè questa storia come tu sottolinei, è una storia di esistenze resistenti, di passioni e di scelte, che si incontrano fra palermo e il resto del paese. e così sta succendendo. emma mi ha insegnato che la cultura è fatta innanzitutto di scelte, di scelte di vita. E di vita delle persone in carne ed ossa. E della possibilità di cambiarla la vita, e di renderla più libera. il talento interiore di emma sta qui. grazie a te, perchè questa tua bellissima recensione al libro rende questo percorso, ancora più importante e prezioso. in occasione della presentazione del libro a bari,e in puglia, vorrei che riprendessimo il filo di questo tuo ragionamento. un abbraccio, titti
Lettera a Titti ed Emma sul libro “Intervista ad Emma Dante” di Titti De Simone.
RispondiEliminaDi Vinci Fiore
Ho letto la storia di un ritorno. Anzi di due. Quello di due donne alla propria terra.
E se questa terra è un’isola, allora parliamo di un ritorno senza scampo. E se questa terra è la Sicilia sei consapevole che stai tornando in un posto che ha il tempo che va all’indietro.
Un paradosso.
Ho letto questo libro in una notte, attaccata alla storia di due intellettuali siciliane che tornano nella loro città Palermo, per lavorare e restare. Partite e tornate per storie diverse, pur senza conoscersi si sono cercate, incontrate, hanno parlato: ne è venuto fuori un libro che ti fa dimenticare chi intervista chi perché ti parla del cuore di Palermo, di come ci si vive e si lavora, della gente che resiste e di quella che se ne va. Un racconto sociale di vite politiche che del restare ne fanno un’assunzione di responsabilità e un’azione di resistenza intellettuale. Vite che non temono la propria rabbia quando si tratta di usarla per prendere parola, per agire, per lavorare. Perché per loro, tutto è politico.
A me fa bene questo libro. Mi fa bene questa politica.
Perché il racconto del loro legame con la città di Palermo inizia con il capire che ci stai a fare in un posto così, che manda in malora, tratta male, insulta uccide la città e chi ci vive. Isolate, incomprese, ignorate, banalizzate , Titti ed Emma rispondono con voce forte, senza paura senza educazione altrettanto brutali, facendo nomi e cognomi, indicando responsabilità, elencando vizi e peccati. Felici di non doversi accontentare, non rivendicano l’integrazione e non cercano accettazione. Anzi, del loro isolamento ne fanno il luogo eletto per esprimere la loro intransigenza. Non avevo mai capito Palermo così bene. Non avevo mai capito quanto l’amore per una terra possa esprimersi anche a suon di ceffoni.
Mi hanno scosso la coscienza quelle due. E leggendole, mi ritrovo con i pensieri in ordine. Col desidero di tornare ad avercela una coscienza, quella vera però, e di doverla ripensare come se lo facessi ora per la prima volta. Iniziando da domande irritantissime che avevo sistemato proprio in fondo e che questo libro è riuscito a scovare: cos’è la cultura? Emma risponde che la cultura è la persona, è una persona che si assume la responsabilità di cercare altri come lei. Una persona come Beatrice ad esempio. E questo per il semplice fatto che da soli non ce la si fa e che se vuoi resistere occorre cercarsi e aprire le case.
Così semplice, così rivoluzionario.
Ma soprattutto ho capito che da una politica fatta così, Palermo può ripartire e rilanciare un risveglio collettivo che risalga i suoi confini, perché se Titti si chiede se l’Italia abbia mai fatto bene alla Sicilia io mi chiedo se la Sicilia non possa far bene all’Italia. E se questo bene parte da due donne fatte di rabbia e impegno che scrivono un manifesto sull’arte della politica come l’arte del mettersi a nudo, allora il silenzio è rotto, la geografia non è un destino ed io esco, a canticchiar contenta “ rimango e resisto”. Chissà che non incontri qualcun altro che la pensa così.
Vinci
cara vinci,le tue parole sono forti, importanti, profonde. esprimono tanto, e mi danno tanto senso. capita che quando scrivi, il senso risieda negli occhi e nelle orecchie di chi quella storia l'ha letta, non le tue. così è per me,ora che leggo ciò che tu senti e pensi e dici. grazie, perchè questa storia come tu sottolinei, è una storia di esistenze resistenti, di passioni e di scelte, che si incontrano fra palermo e il resto del paese. e così sta succendendo. emma mi ha insegnato che la cultura è fatta innanzitutto di scelte, di scelte di vita. E di vita delle persone in carne ed ossa. E della possibilità di cambiarla la vita, e di renderla più libera. il talento interiore di emma sta qui. grazie a te, perchè questa tua bellissima recensione al libro rende questo percorso, ancora più importante e prezioso. in occasione della presentazione del libro a bari,e in puglia, vorrei che riprendessimo il filo di questo tuo ragionamento. un abbraccio, titti
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